giovedì 27 luglio 2017

Baden Powell - Ai genitori

Cari colleghi genitori,
sono sicuro che molti di voi sentiranno, come me, la pesante responsabilità che ricade sulle nostre spalle per ciò che concerne il futuro dei nostri figli. Abbiamo visto gente che riesce nella vita, e altri che non riescono. 
Vogliamo che i nostri ragazzi siano tra coloro che riescono, e sappiamo che il loro fallimento o il loro successo dipendono in larga misura dal tipo di educazione da essi ricevuto e dalla personalità che si sono formati. 
E quest’educazione e personalità dipendono in larghissima misura da noi. Molti di noi sono consci della nostra responsabilità in questo campo, e al tempo stesso del fatto che manchiamo di risorse. 
Non abbiamo nessun addestramento specifico come educatori, abbiamo poco tempo libero, non possiamo permetterci spese scolastiche elevate. Eppure queste temporanee incapacità da parte nostra rischiano di mettere a repentaglio il futuro dei nostri figli.

domenica 9 luglio 2017

Solidali nel faticare insieme

Nuovamente qua, reduce da incontri e verifiche fatte con genitori ed educatori parlando di ragazzi che non vengono, o lo fanno in modo altalenante, che ci mettono alla prova rovinando i nostri piani, ai quali non va bene mai quello che gli proponiamo. Ho cercato di sostenere questi giovani e adulti nel loro impegno accanto ai ragazzi, condividendo con loro le fatiche del servizio generoso accanto agli adolescenti. Come fatto già in passato nuovamente qua per rendere ragione anche di quanto brucia nella vita dei ragazzi, per aiutare tutti a uno slancio di empatia per le fatiche che anch’essi vivono in questo periodo di vita. Chissà se il sapere di faticare insieme, ognuno con la “propria croce”, potrà essere di aiuto a sentirsi maggiormente solidali gli uni nei confronti degli altri.

mercoledì 7 giugno 2017

Credo di essere bisessuale

Un giorno viene da me un ragazzo, si chiama Stefano. Ha 16 anni, di bell’aspetto, simpatico, veste bene, fa il liceo classico e con buoni voti. Un ragazzo normale con tanti casini tipici della sua età e una ricerca grande di significati veri per la propria esistenza. Mi dice che pensa di essersi innamorato di Luca un suo amico, ovviamente non ne ha mai fatto parola con nessuno, anche se ha cercato di dimostrargli il suo affetto, senza però ottenere alcune effetto, ovviamente di questo soffre. Un giorno è riuscito a confidarsi anche con un’amica e si è reso conto che pian piano nasceva affetto per lei senza che scomparisse quello per Stefano. Non sapeva che cosa pensare di sé, era etero, omo o bisessuale?
Fu molto bello per me incontrare questo ragazzo con tutta l’energia che metteva in campo per saltarci fuori nella propria vita.

martedì 30 maggio 2017

I giovani ci sono, ma noi non abbiamo tempo

Sempre più spesso sento un lamento generale per l’assenza dei giovani. Eppure continuo ogni giorno a incontrarne e vederne tanti, certo forse non dove vorremo noi e non sempre pronti a seguirci e riempire gli eventi che, a volte ingenuamente, prepariamo per loro dando per scontato di sapere cosa serve di più alla loro vita.
I giovani ci sono, anche intorno alle nostra parrocchie, mi capita però di parlare con alcuni preti e mi sento dire che non hanno tempo; capisco, infatti l’attuale cambiamento a cui è sottoposta l’organizzazione ecclesiale sta ingolfando di impegni e di iniziative il servizio di tanti operatori pastorali, alla fine però è pur sempre una questione di scelte da fare. Per cui a me sta bene che si dica che non abbiamo tempo, però poi non accetto che ci si lamenti che i giovani non ci sono anche perché non è così, basta prendersene cura rinunciando a fare altro.

martedì 23 maggio 2017

Giovani ed educatori di oggi: sintesi

Arriva un momento in cui è necessario giungere una sintesi; l’occasione che mi ha spinto a farlo è stata caratterizzata da due momenti: il primo il dover accompagnare un momento di verifica tra educatori e genitori in seguito ad alcune difficoltà emerse lungo l’anno, il secondo è stato l’incontro di formazione conclusivo per gli educatori cercando di riassumere il cammino fatto con loro.
Questo mi ha chiesto di prendere in mano tante cose, selezionandole e semplificandole, in modo avere in mano uno strumento semplice che inquadrasse la situazione dei giovani di oggi e alcune prospettive che da questo emergono per l’opera educativa di quanti a loro si affiancano.
In questa opera descrittiva, il mio intento non è dire ciò che è giusto o sbagliato né quanto a me va bene oppure no; credo invece importante, superando le nostre precomprensioni, entrare in contatto con un contesti sociale e personale che influenza i ragazzi di oggi nell’essere quello che sono, e da questo trarne alcune evidenze al nostro impegno educativo. All’inizio pongo alcuni punti essenziali riguardo il cambiamento del modo di vivere come giovani oggi rispetto al passato, nella seconda parte mi soffermo su alcuni dati neuropsichiatrici che possono aiutare a chiarire meglio il perché di certi comportamenti a noi adulti tanto oscuri, infine metto in evidenza alcune evidenze che emergono riguardo l’impegno di chi educa.

martedì 16 maggio 2017

L’aggressività negli adolescenti

L’aggressività che diventa violenza è un fenomeno certamente presente nel vasto mondo giovanile, fatti spiacevole diventano anche aperture dei nostri telegiornali e titoli nei quotidiani, troppo spesso presentati a scopo “spettacolare”, questo non aita a leggere in modo approfondito questi eventi così da lavorare per cercare di trovare soluzioni.
Quando l’aggressività diventa violenza o grave pericolo per sé e per altri occorre senz’altro intervenire in modo deciso, questo non toglie il fatto che essa non è un qualcosa di intrinsecamente negativo, occorre sapere che per tanti ragazzi diventa l’unica via che conoscono per riuscire a buttare fuori il male che sentono dentro di sé; attenzione non sto dicendo che sia giusto, ma che ci può essere questo sotto certi comportamenti di ragazzi che non sono stati aiutati a trovare altri modi per poterlo fare. Qui sta proprio il compito dell’educatore che non è solo punire, neanche far finta di niente e scusare l’adolescente, ma mettere in atto una serie d’interventi che mirano a un miglioramento della situazione, cosa che dipende da molti fattori.
Quando ci capita di assistere o trattare temi intorno l’aggressività dei più giovani, occorre sempre chiedersi e cercare i diversi motivi e significati che i protagonisti hanno legato a quanto accaduto, molto spesso si scoprirà presente l’eco di eventi quali: tristezza, paura, incomprensione, delusione, inadeguatezza, esclusione e altre fragilità varie. S’incontrano anche tanti ragazzi arrabbiati, non con gli altri, ma con se stessi.

martedì 9 maggio 2017

Peripatetico

Desidero esaudire subito la curiosità di quanti si sono soffermati a leggere, partendo dal titolo che suona un po’ strano, esso vuole significare semplicemente: insegnare ad apprendere camminando. Una cosa molto semplice, racchiusa in una parola tanto strana quanto dimenticata. Oggi l’insegnamento, così come l’educazione in senso più ampio, si fa fermi dietro un banco, o seduti in cerchio a parlare, è così anche nei nostri ambienti di Chiesa.
Tanti brani del Vangelo invece ci mostrano Gesù che esercita il suo ruolo di maestro e lo fa spesso camminando: mentre passeggia intorno al lago chiama i primi discepoli, lungo la strada avvengono alcuni degli incontri centrali; l’itinerario geografico descritto dai Vangeli è così un percorso di vita. È Luca l’evangelista che maggiormente mette al centro questa dinamica nella propria opera. Gesù non sale sul pulpito per insegnare, ma lo fa camminando. Così l’essere discepolo diventa non un andare generico, ma il seguire Gesù facendo propri gli insegnamenti che si mostrano nelle sue opere.