Una sera durante un incontro nel quale con gli educatori eravamo
intenti a preparare il campeggio estivo per il gruppo delle medie della
parrocchia, tra le tante cose arrivammo a discutere riguardo la questione
“cellulari”. Le opinioni furono contrastanti e variegate, c’era chi non li
voleva assolutamente per la paura che sarebbero stati di ostacolo alla
socializzazione, chi ne proponeva un uso controllato ad orari fuori dai quali
sarebbero stati da raccogliere, chi invece non vedeva la necessità di privare i ragazzi di uno
strumento che ormai faceva parte della loro quotidianità così da non doverlo
demonizzare.
… qualche scarabocchio per cercare di interpretare gli enigmi degli adolescenti, per dare un senso a comportamenti apparentemente insensati, con una forte volontà di cercare di capire
giovedì 14 luglio 2016
domenica 29 maggio 2016
L'abilità di educare
Intorno al termine “educare” girano tanti termini che
cercano di indirizzarne l’opera: tecnica, modo, metodo, lavoro, regole,
professione, ingegno, arte… A mio parere al centro e prima di tutto viene la
domanda “chi è l’adolescente a cui ci rivolgiamo?”, ossia chiarire quale sia
l’impostazione antropologica, l’immagine di persona, che ci guida nella nostra
opera. Non si può separare l’azione educativa dal chi si educa, rischieremmo di
creare una scienza astratta senza radici.
Se per me l’essere umano è costituito di sola materia senza
dimensione spirituale, sarà normale che l’impegno a servizio dei giovani
diventerà pressappoco quello dell’addestratore di animali, ci sono degli
istinti da incasellare e delle abitudine da innescare legate al premio/punizione,
non ci sarà inoltre problema a variare l’impostazione dell’opera educativa
secondo le voghe del momento. Mi sembra che questo rischio sia tutt’altro che
teorico, in passato spesso si sono cavalcate le più svariate mode facendo
nascere diversi tentativi più o meno improvvisati, concentrati molto su una
determinata ideologia che non entrava in contatto e non si lasciava convertire
dalla concretezza del giovane concreto che era chiamato a servire, lui rimaneva
un accessorio.
lunedì 23 maggio 2016
Mi stai “diludendo”
Quando si parla di fede e di Dio con i ragazzi, capita di
incontrare una certa delusione che viene da parte di alcuni. Nell’infanzia
tante sono le idee che ci si fa su Dio, spesso un po’ magiche o automatiche.
Incontro giovani che hanno smesso di pregare non perché è una cosa assurda, ma
perché ci hanno provato ma non ha funzionato. Altri hanno provato a mantenere
una vita “fedele” a certi principi, ma si sono scontrati con un mondo che non
vede bene certi modi di fare, così che si sono sentiti messi da parte, la
situazione diventa così pesante che hanno lasciato perdere.
Si può rimanere delusi da Dio? Credo di sì. È successo anche
a due dei suoi (cfr. Lc 24,13-35) diventati famosi per via della loro città,
Emmaus. Pieni di tristezza, con le loro speranze ormai in rovina, lasciano da
parte le aspirazione per una vita libera, sconvolti per quello che sentono dire
in giro, incapaci di fidarsi nuovamente dei propri compagni, infine per usare
le parole di Gesù stesso anche stolti e tardi di cuore.
lunedì 16 maggio 2016
Il masso è già rotolato via
Mi capita spesso di partecipare a incontri tra genitori o
educatori, prima o poi si arriva a parlare dei giovani e a volte anche di casi
particolari. Solitamente esce un po’ di tutto, tante cose belle e giuste, c’è
però spesso bisogno di intervenire per riportare la discussione in un ambito
sensato.
A volte come educatori ci facciamo dei problemi che non
esistono, ma ponendoceli di fatto ce li creiamo, ne avremmo invece già
abbastanza dei nostri. Questo rischia di portarci fuori strada e di farci
perdere tempo, così da occuparci di quanto non urge e attuando interventi che
adesso non servono.
Quante volte mi sono ritrovato a partecipare a confronti che
si mettevano a calcolare i più vari scenari e il come poterli affrontare,
condivido la necessità di programmare e di riflettere sopra le situazioni, ma
non a tal punto che finiamo per perdere tempo.
domenica 8 maggio 2016
Tre passi, tre compiti, tre limiti
Sempre più spesso mi capita di incontrare genitori ed
educatori che mi chiedono come poter parlare di Gesù ai loro ragazzi, il
desiderio è di condurli a lui perché lo incontrino e ne facciamo esperienza
vera, così da poterlo scegliere.
La figura di Gesù può ancora interessare? Mi capita a volte
di incontrare ragazzi interessati alla sua vita, di quello che di fatto è uno
strano personaggio storico, perché di questo sicuramente si tratta e chi lo
nega scade in una semplicistica ideologia; poi il compito degli storici non è
sicuramente quello di affermare la sua natura divina, ma piuttosto l’esistenza
terrena. L’interesse dei ragazzi non è costante, di solito esplode di fronte a
eventi particolari che possono essere di origine personale avendo sentito
parlarne da qualche parte, oppure sociale come è accaduto in concomitanza con
la pubblicazione del libro “Il codice da Vinci”, eventi che suscitano il
desiderio di saperne di più riguardo la storia raccontata dai Vangeli e di
quello che ci sta dietro. Occorre percorrere la via segnata dalla curiosità dei
giovani, diventa l’occasione di poter dare criteri e indicazioni ben diverse da
quelle che possono cogliere dai giornali o dal gossip che spesso gira intorno alla
figura di Gesù, soprattutto nell’aiutarli ad entrare nei perché di certi gesti
e parole. Il limite di tutto questo, è che se tutto si ferma qua, si riesce a
toccare solo la mente del ragazzo, a meno che non abbia alle spalle già un
proprio cammino di scelta di fede, quindi da solo il tutto non basta.martedì 3 maggio 2016
Smartphone e social network
A qualcuno leggendo il titolo potrebbe venire voglia di
passare oltre, forse perché crediamo che questo cosa stiano invadendo anche
troppo la vita nostri e dei ragazzi, oppure perché come adulti dobbiamo
riconoscere che ci sentiamo sempre un po’ a disagio in questi campi dove
facciamo un po’ fatica a destreggiarsi, con i giovani invece che ci danno la
paga. Proprio per quanto appena detto credo valga la pena parlarne.
Sì mi ricordo che io per soddisfare ricerche simili, invece
del cellulare, chiedevo ai miei genitori di comprarmi il motorino, era quanto
mi serviva per rimanere facilmente e velocemente in contatto con i miei amici,
sapere cosa succedeva in giro, cercare qualcuno con cui passare il tempo
Una volta mi è capitato di parlare con due amici che si
conoscevano da parecchio tempo e che ormai uscivano spesso insieme, uno di loro
era in oratorio da solo e gli chiesi come mai, mi disse che non riusciva a
mettersi in contatto con il suo amici perché non rispondeva ai suoi messaggi.
Gli ho suggerito di provare ad andare a casa sua a chiamarlo. Mi rispose che a
malapena sapeva dove si trovasse visto che non c’era mai stato. Io caddi dalle
nuvole: come può un amico non essere mai stato a casa dell’altro e neanche
sapere dove sia? Sembra che oggi sia informazioni che oggi non servono più,
così come il motorino, basta sentirsi per messaggio.
martedì 26 aprile 2016
Il cervello dell’adolescente
Già varie volte mi è capitato di parlare dell’identità della
persona nella visione antropologica cristiana, essa è una realtà unica nella
quale si integrano tre dimensione da tenere presenti contemporaneamente: corpo,
spirito, anima. La prima invita a considerare tutta la dimensione fisica con i
relativi meccanismi, la seconda le istanze intellettuali e psicologiche, la
terza quella partecipazione a Dio che ci è donata e quella capacità di lui
della quale siamo rivestiti. Quando si parla del cammino di crescita della
persona, si tratta di una crescita di tutte e tre queste dinamiche; parlando di
adolescenti, tutte e quante contribuiscono all’avere sui ragazzi uno sguardo
corretto.
Mi sono perso in questa breve introduzione, perché desidero
trattare di un argomento alquanto trascurato, tanto quanto utile e
interessante, riguardo la centralità dello sviluppo cerebrale dell’adolescente al fine di comprenderne
certi meccanismi legati al suo sviluppo. Vi chiedo lo sforzo di inoltrarvi in un
argomento, che solo apparentemente, tanti potrebbero considerare di interesse
medico così la lasciarsi sfuggire le sue importanti conseguenze educative.
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