venerdì 24 ottobre 2014

Valgo o non valgo: questo è il problema!

Mi ricordo ancora di un pomeriggio nel quale un giovane ragazzo entrò nel mio ufficio visibilmente turbato, con quegli occhi che troppo mostrano la fatica di trattenere una sofferenza che i maschi, sbagliando, faticano spesso a liberare in quel segno semplice che la natura ci mette a disposizione che sono le lacrime. Entrò, si sedette e mi disse: non valgo niente. Cercando di scavare dietro a quello che era realmente un grande dolore venne alla luce il rapporto con un padre non molto propenso ai complimenti e riconoscimenti, molto più invece nel sottolineare i fallimenti con frasi del tipo: non sai giocare a calcio, guarda ai tuoi compagni loro sì che sono bravi, non ne combini mai una giusta, fai schifo, sai fare solo dei danni… Che grosso dolore il pensare di non valere, di non aver valore; con questo convincimento non resta altra soluzione che buttarsi via o svendersi al primo che sappia abbindolarti.

giovedì 23 ottobre 2014

Educare, che fatica!

Mi trovo, come all’inizio di ogni hanno pastorale, a riavviare tanti cammini educativi per arrivare anche a definire “che cosa fare” con i ragazzi; prima o poi è necessario arrivarci, ma speriamo dopo averci pensato su. Questo cerchiamo di farlo in vari consigli e gruppi nei quali con l’apporto di diverse persone si cerca di progettare e gestire su vari piani le diverse attività, ci si trova quasi sempre ad avere tantissimi belle idee ma nessuno che le porta avanti, tanti ragazzi tra le mani ma nell’impossibilità di seguirli a causa della mancanza di educatori che vi si spendano.

venerdì 17 ottobre 2014

Cari padri, portate pazienza

Mi trovavo ad accogliere un gruppo di ragazzi di ritorno da una esperienza estiva di una settimana, l‘entusiasmo era palpabile fin dalla loro discesa dall’autobus con canti vari e abbracci fra di loro e con tutti quanti. Pian piano ognuno ha preso la via di casa accompagnato dai propri genitori parte dei quali riunitisi ben in anticipo rispetto al loro rientro.

sabato 20 settembre 2014

La perfetta letizia dell’educatore

Frate Leone con grande ammirazione il domandò e disse: – Padre, io ti prego dalla parte di Dio che tu mi dica ove è perfetta letizia –. E santo Francesco gli rispuose: – Quando noi giugneremo a Santa Maria degli Angeli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta del luogo, e ’l portinaio verrà adirato e dirà: “Chi siete voi?”, e noi diremo: “Noi siamo due de’ vostri frati”, e colui dirà: “Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi, che andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via”, e non ci aprirà, e faràcci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame, infino alla notte, allora, se noi tante ingiurie e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo parzientemente sanza turbazioni e sanza mormorazione, e, penseremo umilemente e caritativamente che quel portinaio veracemente ci cognosca, e che Iddio il faccia parlare contra noi: o frate Leone, scrivi che ivi è perfetta letizia.

lunedì 8 settembre 2014

L’importante è che stiano in casa

Arriva il periodo in cui si comincia a parlare di uscire al pub o alla discoteca, di rientri ad orari ormai mattutini, trovi genitori che si posizionano in maniera diversa di fronte alla libertà da concedere, ma direi di averli trovati tutti d’accordo sulla tranquillità che viene dal poter avere i ragazzi in casa con i propri amici a passare la serata invece che in giro per la città o in chissà quale locale: qui si che sono al sicuro, tutto è risolto!

L'adulto

L'adulto non è colui che "sta a vedere" la crescita del ragazzo, ma colui che sa intervenire in modo sereno, positivo, testimoniando uno stile di vita. Noi siamo nati per vivere sotto le ali di qualcuno. (C. Pavese)

martedì 26 agosto 2014

Formare gli educatori dei giovani

Ad inizio di ogni anno pastorale ci si trova a dover pensare ai cammini da fare con i giovani, quali contenuti trasmettere, come farlo, e così via. Posto che servirebbe un itinerario previsto e capace di non trovarci impreparati ad affrontare questa partenza, desidero ora esaminare la questione da un altro punto di vista che non è primariamente quello dei ragazzi (nel senso di cosa dire loro), ma degli educatori (come sostenerli e individuare di cosa hanno maggiormente bisogno).
Credo che la ricetta nell’educazione alla fede dei giovani sia molto semplice, non altrettanto lo è il metterla in pratica: voler loro bene, aver tempo da spendere, sostenerli nei loro problemi, condividere le loro gioie, parlare loro di Gesù.