sabato 20 settembre 2014

La perfetta letizia dell’educatore

Frate Leone con grande ammirazione il domandò e disse: – Padre, io ti prego dalla parte di Dio che tu mi dica ove è perfetta letizia –. E santo Francesco gli rispuose: – Quando noi giugneremo a Santa Maria degli Angeli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta del luogo, e ’l portinaio verrà adirato e dirà: “Chi siete voi?”, e noi diremo: “Noi siamo due de’ vostri frati”, e colui dirà: “Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi, che andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via”, e non ci aprirà, e faràcci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame, infino alla notte, allora, se noi tante ingiurie e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo parzientemente sanza turbazioni e sanza mormorazione, e, penseremo umilemente e caritativamente che quel portinaio veracemente ci cognosca, e che Iddio il faccia parlare contra noi: o frate Leone, scrivi che ivi è perfetta letizia.

lunedì 8 settembre 2014

L’importante è che stiano in casa

Arriva il periodo in cui si comincia a parlare di uscire al pub o alla discoteca, di rientri ad orari ormai mattutini, trovi genitori che si posizionano in maniera diversa di fronte alla libertà da concedere, ma direi di averli trovati tutti d’accordo sulla tranquillità che viene dal poter avere i ragazzi in casa con i propri amici a passare la serata invece che in giro per la città o in chissà quale locale: qui si che sono al sicuro, tutto è risolto!

L'adulto

L'adulto non è colui che "sta a vedere" la crescita del ragazzo, ma colui che sa intervenire in modo sereno, positivo, testimoniando uno stile di vita. Noi siamo nati per vivere sotto le ali di qualcuno. (C. Pavese)

martedì 26 agosto 2014

Formare gli educatori dei giovani

Ad inizio di ogni anno pastorale ci si trova a dover pensare ai cammini da fare con i giovani, quali contenuti trasmettere, come farlo, e così via. Posto che servirebbe un itinerario previsto e capace di non trovarci impreparati ad affrontare questa partenza, desidero ora esaminare la questione da un altro punto di vista che non è primariamente quello dei ragazzi (nel senso di cosa dire loro), ma degli educatori (come sostenerli e individuare di cosa hanno maggiormente bisogno).
Credo che la ricetta nell’educazione alla fede dei giovani sia molto semplice, non altrettanto lo è il metterla in pratica: voler loro bene, aver tempo da spendere, sostenerli nei loro problemi, condividere le loro gioie, parlare loro di Gesù.

venerdì 8 agosto 2014

Prima la persona poi i contenuti

Qualche giorno fa, al rientro di un gruppo di adolescenti da una esperienza estiva, la madre di un ragazzo mi ringraziava per la possibilità che avevamo dato a suo figlio di parteciparvi nonostante non avesse seguito l’itinerario annuale di gruppo, così come di averlo accolto durante la settimana di vita comunitaria fatta in primavera. Ho accettato volentieri questo ringraziamento nonostante dentro di me non sentissi di esserne in debito, infatti come ho cercato di comunicare loro credo che sia inevitabile offrire cammini differenziati e diverse soglie di ingresso ai ragazzi considerando le loro concrete aspirazioni; non credo debba esistere uno standard uguale per tutti, ma una accoglienza che sia tale. Desidero però approfondire un attimo la questione.

lunedì 4 agosto 2014

Un braccio rotto

Oggi sono molto dispiaciuto, un ragazzo mentre giocava in oratorio è caduto e si è rotto un braccio. Qualcuno di voi mi dirà che certo ci si rimane male, ma non è poi niente di tanto grave da contribuire a riempiere questa pagina. Certo sono dispiaciuto perché l’ho visto sofferente, so cosa dovrà passare perché anche io nella mia vita ho avuto due polsi rotti, poi è estate, ma non è questo che mi lascia veramente addolorato; è stato l’arrivo di uno dei suoi genitori in oratorio e il sentire tra le prime cose dette: “Così ti sei giocato tutto”, riferendosi alle prossime imprese sportive.

martedì 15 luglio 2014

Quello che le parole non dicono

Mi è capitato di trovarmi a sedere fuori dall’oratorio nel momento in cui usciva un gruppo di giovani adolescenti dal loro incontro settimanale, è stato proprio interessante potersi fermare a contemplare i loro vari riti, gli stili di comportamento. C’era la coppietta che si è messa subito in disparte a salutarsi con calma mentre le amiche rimanevano a distanza ad aspettare la ragazza, il solitario con pochi amici e a volte escluso prendere la bicicletta e subito avviarsi verso casa, i tre amici a cui non interessano ancora le ragazze ma solo lo sport che vanno a prendere le bici parcheggiate vicine parlando chissà di cosa e ignorando tutto il mare di vita che si muove intorno a loro, il gruppetto dei “fighi” del gruppo tutti impettiti che cercano le ragazze e si fanno forza tra di loro, ecc. Come questa situazione ce ne sono tante altre dove si mettono a sedere, chi salutano e come lo fanno, come si guardano…
Quale musica è più incantevole delle voci dei giovani,
quando non senti quello che dicono?
(Logan Pearsall Smith).