Frate Leone con grande
ammirazione il domandò e disse: – Padre, io ti prego dalla parte di Dio che tu
mi dica ove è perfetta letizia –. E santo Francesco gli rispuose: – Quando noi
giugneremo a Santa Maria degli Angeli, così bagnati per la piova e
agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e
picchieremo la porta del luogo, e ’l portinaio verrà adirato e dirà: “Chi
siete voi?”, e noi diremo: “Noi siamo due de’ vostri frati”, e colui dirà: “Voi
non dite vero, anzi siete due ribaldi, che andate ingannando il mondo e rubando
le limosine de’ poveri; andate via”, e non ci aprirà, e faràcci stare di
fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame, infino alla notte,
allora, se noi tante ingiurie e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo parzientemente
sanza turbazioni e sanza mormorazione, e, penseremo umilemente e
caritativamente che quel portinaio veracemente ci cognosca, e che Iddio il
faccia parlare contra noi: o frate Leone, scrivi che ivi è perfetta letizia.
… qualche scarabocchio per cercare di interpretare gli enigmi degli adolescenti, per dare un senso a comportamenti apparentemente insensati, con una forte volontà di cercare di capire
sabato 20 settembre 2014
lunedì 8 settembre 2014
L’importante è che stiano in casa
Arriva il periodo in cui si comincia a parlare di uscire al
pub o alla discoteca, di rientri ad orari ormai mattutini, trovi genitori che
si posizionano in maniera diversa di fronte alla libertà da concedere, ma direi
di averli trovati tutti d’accordo sulla tranquillità che viene dal poter avere
i ragazzi in casa con i propri amici a passare la serata invece che in giro per
la città o in chissà quale locale: qui si che sono al sicuro, tutto è risolto!
L'adulto
L'adulto non è colui che "sta a vedere" la crescita del ragazzo, ma colui che sa intervenire in modo sereno, positivo, testimoniando uno stile di vita. Noi siamo nati per vivere sotto le ali di qualcuno. (C. Pavese)
martedì 26 agosto 2014
Formare gli educatori dei giovani
Ad inizio di ogni anno pastorale ci si trova a dover pensare
ai cammini da fare con i giovani, quali contenuti trasmettere, come farlo, e
così via. Posto che servirebbe un itinerario previsto e capace di non trovarci
impreparati ad affrontare questa partenza, desidero ora esaminare la questione
da un altro punto di vista che non è primariamente quello dei ragazzi (nel
senso di cosa dire loro), ma degli educatori (come sostenerli e individuare di
cosa hanno maggiormente bisogno).
Credo che la ricetta nell’educazione alla fede dei giovani
sia molto semplice, non altrettanto lo è il metterla in pratica: voler loro
bene, aver tempo da spendere, sostenerli nei loro problemi, condividere le loro
gioie, parlare loro di Gesù.
venerdì 8 agosto 2014
Prima la persona poi i contenuti
Qualche giorno fa, al rientro di un gruppo di adolescenti da
una esperienza estiva, la madre di un ragazzo mi ringraziava per la possibilità
che avevamo dato a suo figlio di parteciparvi nonostante non avesse seguito
l’itinerario annuale di gruppo, così come di averlo accolto durante la
settimana di vita comunitaria fatta in primavera. Ho accettato volentieri questo
ringraziamento nonostante dentro di me non sentissi di esserne in debito,
infatti come ho cercato di comunicare loro credo che sia inevitabile offrire
cammini differenziati e diverse soglie di ingresso ai ragazzi considerando le
loro concrete aspirazioni; non credo debba esistere uno standard uguale per
tutti, ma una accoglienza che sia tale. Desidero però approfondire un attimo la
questione.
lunedì 4 agosto 2014
Un braccio rotto
Oggi sono molto dispiaciuto, un ragazzo mentre giocava in
oratorio è caduto e si è rotto un braccio. Qualcuno di voi mi dirà che certo ci
si rimane male, ma non è poi niente di tanto grave da contribuire a riempiere
questa pagina. Certo sono dispiaciuto perché l’ho visto sofferente, so cosa
dovrà passare perché anche io nella mia vita ho avuto due polsi rotti, poi è
estate, ma non è questo che mi lascia veramente addolorato; è stato l’arrivo di
uno dei suoi genitori in oratorio e il sentire tra le prime cose dette: “Così ti
sei giocato tutto”, riferendosi alle prossime imprese sportive.
martedì 15 luglio 2014
Quello che le parole non dicono
Mi è capitato di trovarmi a sedere fuori dall’oratorio nel
momento in cui usciva un gruppo di giovani adolescenti dal loro incontro
settimanale, è stato proprio interessante potersi fermare a contemplare i loro
vari riti, gli stili di comportamento. C’era la coppietta che si è messa subito
in disparte a salutarsi con calma mentre le amiche rimanevano a distanza ad
aspettare la ragazza, il solitario con pochi amici e a volte escluso prendere
la bicicletta e subito avviarsi verso casa, i tre amici a cui non interessano
ancora le ragazze ma solo lo sport che vanno a prendere le bici parcheggiate
vicine parlando chissà di cosa e ignorando tutto il mare di vita che si muove intorno
a loro, il gruppetto dei “fighi” del gruppo tutti impettiti che cercano le
ragazze e si fanno forza tra di loro, ecc. Come questa situazione ce ne sono
tante altre dove si mettono a sedere, chi salutano e come lo fanno, come si
guardano…
Quale musica è più incantevole delle voci dei
giovani,
quando non senti quello che dicono?
(Logan Pearsall Smith).
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