È un dato di fatto, criticabile ma non bypassabile, che i
giovani di oggi giudichino le cose secondo criteri diversi dai nostri, in
particolare per loro una cosa è importante se attraente, indicando con questo
anche l’aspetto estetico che porta a prenderne immediatamente una posizione
secondo criteri che sono anche emozionali; la partecipazione a un evento è
qualcosa di “sentito” nel senso che per loro ha una grande importanza la
dimensione affettiva e relazionale nel giudicare una cosa con tutto quello che
si porta dietro al riguardo un certa fragilità ancora in maturazione; inoltre i
criteri di comunicazione riferiti ai nuovi linguaggi di socializzazione e di
scambio maturati in questi ultimi anni, sono molto diversi da quelli ai quali
eravamo abituati noi non più giovani.
… qualche scarabocchio per cercare di interpretare gli enigmi degli adolescenti, per dare un senso a comportamenti apparentemente insensati, con una forte volontà di cercare di capire
giovedì 14 settembre 2017
giovedì 7 settembre 2017
Gruppi formali e informali
C’è una domanda che tiene svegli genitori ed educatori i
ragazzi in procinto di fare la Cresima: rimarranno o se ne andranno? Una
risposta unica non c’è, anche se ce ne sono tante che contribuiscono a spiegare
un fenomeno che solitamente lascia a bocca aperta intere comunità di adulti.
Qui mi soffermerò a trattare della posizione presa dai ragazzi nei confronti
dei gruppi formali e informali, mentre in atri articoli ho già avuto occasione
di trattare il fenomeno da altri punti di vista.
Normalmente, il cammino d’iniziazione cristiana, avviene in
gruppi omogenei di età, con uno stile che tende a ripetersi nel tempo
nonostante l’età cambi. Si convocano bambini e ragazzi in strutture per
incontri pensati per loro da adulti, notando che a un certo punto, proprio con
l’inizio dell’adolescenza, il modello va in crisi.
giovedì 24 agosto 2017
Figli fratelli feriti
Capita spesso che alcuni gruppi usino per comunicare
rapidamente fra di loro strumenti di messaggistica istantanea; è successo anche
a un gruppo di ragazzi di terza media che insieme ai propri educatori se ne
servivano per tenersi aggiornati sulle novità. Purtroppo l’utilizzo di questi
mezzi non è senza rischi tipici di una comunicazione non diretta, tante volte
gergale, ma che però rimane scritta, un modo di comunicare con il quale tutti
dobbiamo ancora prendere un po’ le misure.
Per tornare comunque al caso di cui vi voglio parlare, un
giorno è successo che da un gruppo formato su una delle piattaforme più famose
di messaggistica istantanea, una delle componenti uscisse senza dirne il
motivo, immediatamente tutti cercarono di capire il perché, non esisteva una
ragione specifica e immediata, ma più una serie di fattori che pian piano
vennero a galla con il contributo di tanti. Purtroppo il discorso degenerò
scadendo in una sfilza di parole fuori luogo e offese più o meno dirette alla ragazza
uscita che, in quanto tale, non poteva neanche rispondere. Il tutto non rimase
a sua insaputa e neanche a quella dei genitori e degli educatori che faticarono
a fermare l’escalation che si era innescata.
domenica 13 agosto 2017
Autoeducazione
Il termine “educazione”, nel suo significato letterale,
significa “tirar fuori”, si riferisce all’impegno esercitato per aiutare un
ragazzo a crescere facendo fiorire le enormi capacità che si porta dentro, come
protagonista di questo processo. A essa si affianca un altro processo, molto
più diffuso ai giorni nostri, quello dell’istruzione, che mira invece a
“riempire” di nozioni o contenuti un giovane, un qualcosa quindi che avviene
dall’esterno della vita, normalmente standardizzato secondo modelli prestabiliti.
Dal confronto di questi due processi, non sempre
conciliabili fra loro, nasce il perfezionarsi di un nuovo approccio per quanti
si affiancano al cammino di crescita degli adolescenti: l’autoeducazione. Essa
fa forza sulla capacità del singolo, di attivare energie capaci di nutrire il
percorso evolutivo, per questo si concentra nel riuscire a far nascere nel
ragazzo il desiderio e l’impegno di imparare da sé, chiaramente affiancato in
quest’opera da chi più adulto, ha ben in testa le coordinate principali di
riferimento, nonché i contenuti che di volta in volta saranno necessari per
colmare quanto la vita ancora non è riuscita a dare.
giovedì 27 luglio 2017
Baden Powell - Ai genitori
Cari colleghi genitori,
sono sicuro che molti di voi sentiranno, come me, la pesante
responsabilità che ricade sulle nostre spalle per ciò che concerne il futuro
dei nostri figli. Abbiamo visto gente che riesce nella vita, e altri che non
riescono.
Vogliamo che i nostri ragazzi siano tra coloro che riescono,
e sappiamo che il loro fallimento o il loro successo dipendono in larga misura
dal tipo di educazione da essi ricevuto e dalla personalità che si sono
formati.
E quest’educazione e personalità dipendono in larghissima
misura da noi. Molti di noi sono consci della nostra responsabilità in questo
campo, e al tempo stesso del fatto che manchiamo di risorse.
Non abbiamo nessun addestramento specifico come educatori,
abbiamo poco tempo libero, non possiamo permetterci spese scolastiche elevate. Eppure
queste temporanee incapacità da parte nostra rischiano di mettere a repentaglio
il futuro dei nostri figli.
domenica 9 luglio 2017
Solidali nel faticare insieme
Nuovamente qua, reduce da incontri e verifiche fatte con
genitori ed educatori parlando di ragazzi che non vengono, o lo fanno in modo
altalenante, che ci mettono alla prova rovinando i nostri piani, ai quali non
va bene mai quello che gli proponiamo. Ho cercato di sostenere questi giovani e
adulti nel loro impegno accanto ai ragazzi, condividendo con loro le fatiche
del servizio generoso accanto agli adolescenti. Come fatto già in passato
nuovamente qua per rendere ragione anche di quanto brucia nella vita dei
ragazzi, per aiutare tutti a uno slancio di empatia per le fatiche che
anch’essi vivono in questo periodo di vita. Chissà se il sapere di faticare
insieme, ognuno con la “propria croce”, potrà essere di aiuto a sentirsi maggiormente
solidali gli uni nei confronti degli altri.
mercoledì 7 giugno 2017
Credo di essere bisessuale
Un giorno viene da me un ragazzo, si chiama Stefano. Ha 16
anni, di bell’aspetto, simpatico, veste bene, fa il liceo classico e con buoni
voti. Un ragazzo normale con tanti casini tipici della sua età e una ricerca
grande di significati veri per la propria esistenza. Mi dice che pensa di
essersi innamorato di Luca un suo amico, ovviamente non ne ha mai fatto parola
con nessuno, anche se ha cercato di dimostrargli il suo affetto, senza però ottenere
alcune effetto, ovviamente di questo soffre. Un giorno è riuscito a confidarsi
anche con un’amica e si è reso conto che pian piano nasceva affetto per lei
senza che scomparisse quello per Stefano. Non sapeva che cosa pensare di sé,
era etero, omo o bisessuale?
Fu molto bello per me incontrare questo ragazzo con tutta
l’energia che metteva in campo per saltarci fuori nella propria vita.
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