(Tratto dal discorso di papa Francesco durante
la visita dei vescovi del Portogallo – 07/09/2015)
Miei amati fratelli, non può non preoccupare tutti noi
questa fuga della gioventù, che avviene proprio nell’età in cui le è dato
prendere in mano le redini della sua vita. Chiediamoci: la gioventù va via,
perché decide così? Decide così, perché non le interessa l’offerta ricevuta?
Non le interessa l’offerta, perché non dà risposta ai problemi e agli
interrogativi che oggi la preoccupano? O non sarà semplicemente perché da tempo
il vestito della Prima Comunione ha smesso di servirle e lo ha cambiato? È possibile
che la comunità cristiana insista a farglielo indossare? Il suo Amico di
allora, Gesù, è a sua volta cresciuto, ha preso la vita nelle sue mani, con
qualche incomprensione con i suoi genitori (cfr. Lc 2, 48-52), e ha abbracciato
i disegni del Cielo su di Lui, portandoli a compimento con l’abbandono completo
nelle mani del Padre (cfr. Lc 23, 46). Ricordo che, in un momento di crisi e di
esitazione che coinvolse i suoi amici e seguaci e che portò molti di loro a
disertare, Gesù chiese ai dodici apostoli: «Forse anche voi volete andarvene?».
Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita
eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,
67-69). La proposta di Gesù li aveva convinti; oggi la nostra proposta di Gesù
non convince. Penso che nei testi preparati per i successivi anni di catechesi,
la figura e la vita di Gesù siano ben presentate; forse più difficile è
diventato incontrarlo nella testimonianza di vita del catechista e della
comunità intera che lo invia e lo sostiene, fondata sulle parole di Gesù: «Io
sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). Che Lui ci
sia, non ci sono dubbi; ma dov’è che lo nascondiamo? Perché se la proposta è
Gesù Cristo crocifisso e redivivo nel catechista e nella comunità, se Gesù si
mette in cammino con il giovane e parla al suo cuore, quest’ultimo sicuramente
s’infiamma (cfr. Lc 22, 15 e 32).