giovedì 21 maggio 2015

Regole o libertà? Tutto si compie nell’amore

Durante un incontro nel quale parlavamo del nostro oratorio, del comportamento dei ragazzi e di uno stile comune di conduzione da parte degli animatori, uno di loro intervenne dicendo che la cosa non era possibile perché occorre elasticità. Più volte sulla cosa eravamo già tornati, credo infatti si apra una tensione ineludibile che chieda equilibrio.
Io personalmente risolvo dicendo che sono d'accordo con entrambi, non per motivi diplomatici, ma perché credo che occorra lasciarci guidare non solo dal buon senso ma anche dalla pedagogia che emerge dalla Scrittura e dall’opera di Gesù.
Regole e norme sono necessarie, ma è necessaria anche una sana capacità di mettere al centro la persona e non la legge. Dal punto di vista del cammino di maturazione personale capita quotidianamente di verificare come non sempre riusciamo ad essere come dovremmo, c'è un ideale che rappresentano per noi il riferimento, ma c'è anche il come siamo messi ora, il che comporta sempre vicinanza e distanza dall'ideale.

giovedì 14 maggio 2015

Cosa fare? Il possibile nasce dall’incontro tra attuale e ideale

Ho partecipato a un incontro durante il quale si dovevano prendere decisioni, in ambito ecclesiale, riguardo all’investimento di una somma di denaro cospicua al fine di garantirne un uso per sostenere fini educativi.
Il progetto prevedeva un investimento in una attività che permettesse una rendita, così che i frutti ottenuti potessero essere utilizzati per i fini previsti, in particolare a sostegno di attività dei giovani. Leonardo, uno dei convocati, espresse i propri dubbi riguardo ad un investimento del genere che riteneva evangelicamente non opportuno in quanto i soldi di proprietà della Chiesa andavano usati con una logica diversa da quella del semplice reinvestimento stile finanziario classico, non è la redditività ma l’uso evangelico il fine da raggiungere; quello in oggetto appariva essere un impiego che non ci differenzia da altre attività che lo fanno per lavoro.

venerdì 8 maggio 2015

Sana autocritica: occorre saper ricominciare

Arriva sempre il momento nella vita di chiunque abbia a che fare con adolescenti, di impegnarsi in una verifica e in una autocritica, sia perché i ragazzi sono molto bravi nel saperti provocare da tutti i punti di vista, sia perché capita umanamente e normalmente di sbagliarsi.
Capitò una sera di trovarmi molto arrabbiato, certamente il tutto partì in seguito all’occasione in cui avevo beccato alcuni ragazzi a rubare delle lattine in oratorio, ma non è questo che mi rovinò la giornata, fu piuttosto l’essermi accorto di non aver saputo gestire la cosa adeguatamente: ho alzato la voce, ho usato le parole sbagliate, ho cominciato a sparare sentenze passando dall’oggettivo al personale… insomma ho fatto l’opposto di quello che tanto scrivo in questo blog.

venerdì 1 maggio 2015

Il mio amico Tommaso

È la storia di un ragazzo di diciassette anni che ha cominciato a suo modo a frequentare le attività della parrocchia, lo chiamo Tommaso perché mi ricorda il famoso apostolo di cui parlano i Vangeli, il nostro amico mancò l’appuntamento della Cresima fatto in seconda media dai suoi amici, il discepolo del Vangelo mancò il primo incontro che ebbero gli altri con Gesù risorto; narra infatti l’evangelista Giovanni. Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!» (Gv 20, 24-29).

giovedì 23 aprile 2015

Chi la fa se l'aspetti

Durante una settimana di vita comunitaria, uno dei ragazzi assecondando il suo carattere decise di aprire le danze agli scherzi, chiaramente capitò che oltre alle donne, ad essere al centro delle sue attenzioni, furono anche gli educatori presenti compreso io stesso; niente di grave, materassi spariti, sveglie nascoste regolate a orari mattinieri impervi e altro ancora. Imparò una sera al momento di andare a letto che l'inoltrarsi in quel terreno portava anche a un grosso rischio, quello della ritorsione, chi si appresta a fare scherzi si espone a subirne altrettanti. La permalosità era alle porte, ad essa siamo esposti tutti, giovani e meno, anche se spesso gli adolescenti più sono spinti ad esporsi in questo campo meno sono disposti ad assoggettarsi al rischio che ne deriva.

mercoledì 15 aprile 2015

Ho sete

Ho conosciuto una ragazza di diciassette anni che come spesso accade a quell’età, soprattutto se ben curata e truccata, ne dimostra di più, è una che piace alla gente e sicuramente al ramo maschile; da qualche tempo ha scoperto il mondo dei locali di lusso, delle discoteche da VIP, che frequenta orami abitualmente in compagnia di uomini più grandi di lei. La cosa non è chiaramente gradita ai genitori i quali faticano a capirne il motivo e vorrebbero che uscisse con ragazzi più vicini come età alla sua, ma a lei quel mondo piace, gente sofisticata, cene pagate, discussioni profonde. Le piace essere ricercata e al centro dell’attenzione, e l’esserlo per gente anche più grande di lei la gratifica e la fa sentire importante cosa che non accadeva quando se ne stava con quelli della sua età, non vedeva niente di strano nell’uscire con persone che senza volerlo erano state “stregate” dal suo fascino. Erano diversi quelli con cui usciva, parlando con lei si capiva che non sentiva la necessità al momento di sceglierne uno in particolare, non era un fidanzato quello che cercava, lei stava bene così e basta e attendeva nuovamente il fine settimana per immergersi in questo suo mondo del quale sembrava non poter più fare a meno, nel quel sembrava non tanto cercare un “altro” ma sé stessa.

mercoledì 8 aprile 2015

Perché dovrei fare quello che mi dite?

Chiunque ha a che fare con i ragazzi sa che c’è un momento nel cammino di educazione nel quale con l’età arriva la “critica” alle decisioni, alle norme, ai percorsi che gli adulti propongono ai più giovani; chi di noi non si è mai scontrato con il muso di un quindicenne che a denti stretti ti dice: ma scusa, perché dovrei fare quello che mi dite?
È giusto che arrivi questo momento nel quale si gioca anche la decisione di essere o meno onesti nella vita, di rispettare le regole e le condotte civile richieste dalla società e dal vivere insieme,  se guadagnare onestamente attraverso il lavoro oppure praticare altre strade che sembrano più semplici; in oratorio ho ragazzi che non studiano e non lavorano, altri che hanno trovato risposte troppo semplici alle domande di senso della vita, non è tutta colpa loro eppure è così.
Perché far fatica quando c’è qualcuno che la fa per me? Rubare lo fanno tutti, chi sono io il più fesso? Se ti aiuto cosa mi dai in cambio? Far sesso è la cosa più naturale del mondo poi io non sono micca un prete! Queste e tante altre frasi ritornano regolarmente nei dialoghi che ho con tanti ragazzi, già il fatto che pongano il tutto come una domanda, se pur posta come sfida, credo sia uno spiraglio nel quale come educatori credo occorra che guardiamo.