lunedì 9 marzo 2015

Siamo prigionieri di una età che non sappiamo vivere

Sappiamo infatti che la Legge è spirituale, mentre io sono carnale, venduto come schiavo del peccato. Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, riconosco che la Legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c'è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mia ragione, servo la legge di Dio, con la mia carne invece la legge del peccato. (Rm 7-14-25)

venerdì 6 marzo 2015

0,26 mq

Mi trovavo in un sabato sera come tanti in oratorio a una pizzata organizzata per un gruppo di ragazzi di terza media, terminata la cena durante la quale ho potuto nuovamente meditare sulle capacità degli adolescenti nel mangiare velocemente la pizza, solitamente si procede con una serata organizzata con un po' di animazione. Ma così non avvenne.
Per spiegarne il perché occorre andare alla precedente serata passata insieme nella quale gli educatori aveva proposto e avviato la visione di un film come programma per il dopo cena, si cercò di arginare il solito uso dei cellulari fino a quando un ragazzo fece leggere ad una educatrice una serie di messaggi scritti negli ultimi dieci minuti nei quali si commentava negativamente l'organizzazione scelta dagli educatori. Il film fu interrotto e invece di un dialogo cominciò una contrapposizione che vedeva il crescere del malumore da una parte all'altra, gli educatori si sentivano feriti nell'impegno e nel tempo speso a preparare il tutto, i ragazzi che solitamente perdonano alla svelta già lo avevano fatto per il film se non fosse stato per il "muso" piantato dagli educatori. Non è mio interesse trovare la colpa da dare a qualcuno, certo che a parer mio una maggiore responsabilità era negli educatori sia perché adulti, sia perché fa parte del loro ruolo gestire bene queste evenienze prendendo il tutto un po' meno sul personale.

lunedì 23 febbraio 2015

Gioco di sguardi – Amare il nemico

Poco tempo fa in oratorio due ragazzi appartenenti a gruppi diversi sono arrivati ai ferri corti, il tutto basato su sguardi reciproci insistenti interpretati come sfida e affermazione della propria superiorità sull’altro, come se con quelle occhiate uno dicesse all’altro che non valeva niente ed era un poveretto. Da quanto raccolto successivamente, compresi che la cosa si trascinava avanti da tempo senza che succedesse niente di particolare se non questo scambio di sguardi; il tutto arrivo però a maturazione e si passo nel giro di poco a uno dei due che letteralmente scoppio dicendone di cotte e di crude all’altro con cose anche non del tutto sensate che andarono oltre al tutto e mostrarono quanto grossa era montata la cosa dentro di lui, l’altro ascoltò senza reagire per poi andarsene dando un pugno al muro e ottenendo in cambio la rottura di alcune dita con conseguente ingessatura.

mercoledì 4 febbraio 2015

Giovani costruttori del Regno

Qualche giorno fa sono venuti a trovarmi due ragazzi che questa estate, insieme al proprio gruppo parrocchiale, erano stati a fare una esperienza estiva presso la comunità di Taizè; qui è un po’ difficile riassumere a quanti non conoscono tale realtà di cosa si tratti precisamente, è possibile trovare tante cose su internet, resta comunque una esperienza entusiasmante per tanti giovani che vengono da tutto il mondo e che lì si ritrovano. Il motivo del nostro incontrarci era il loro desiderio di tornare in questo luogo, se non fosse stato per la scuola sarebbero partiti immediatamente, perché tornati a casa non erano più riusciti a vivere quelle dimensioni che là tanto avevano apprezzato e che tornati a casa non riuscivano a riprodurre. Solo la, dicevano, era possibile sentirsi felici come si erano sentiti allora; sola là riuscivano a trovare il tempo e la voglia di pregare e di far silenzio; solo là si sentivano liberi di essere così come sono senza bisogno di preoccuparsi troppo dell’opinione degli altri. Chiedevano cosa ne pensassi e desideravano aiuto per sapere come poter realizzare il tutto anche tecnicamente: trasporto, iscrizione, costo, ecc.

venerdì 30 gennaio 2015

Con chi devo fare l’amore?

Un giorno una ragazza sedicenne entrò nel mio studio e in modo molto diretto mi chiese: conosco due ragazzi, voglio che mi dica con quale dei due devo fare l’amore. Il tutto non si esaurì in queste poche parole e diede ulteriori chiarimenti riguardo questa sua richiesta, disse che conoscendosi sapeva che non sarebbe mai arrivata vergine al matrimonio, allora voleva decidere con chi sarebbe accaduto senza lasciare che il tutto andasse sull’onda del momento e dell’emozione. La scelta era fra due, uno era il suo ragazzo che la attraeva molto fisicamente ma con il quale le cose ultimamente sembravano cambiate, l’altro era un suo amico con il quale si sentiva in sintonia per via dell’ascolto profondo che le regalava quando si incontravano e della simpatia che ne era nata. Quindi?

Ero contento che fosse venuta, è un desiderio bello fare l’amore
Dio non è contro il fare l’amore così come mi sembrava avesse capito un giovane che mi chiedeva se marito e moglie dopo aver fatto sesso dovevano confessarsi
Una ricerca bella che chiamava in causa tutto il suo essere donna, quindi le chiesi cosa altro c’era di bello che la muoveva, che la spingeva, che cercava?
Ma proprio perché era qualcosa di bello, andava messo in contatto con tutto il resto e andava educato (in questa fase umanamente)
Occorre essere onesti con sé stessi: tu vuoi fare l’amore o fare sesso, certamente fare l’amore per me presuppone un cammino ben più ampio, lei comprese; mi chiarì che lei intendeva invece fare sesso.
Ci tenni a chiarire che la sua richiesta non avrebbe trovato in me risposta, non ero lì per dirle cosa fare; avrei solo risposto alla domanda “piccola” che si portava dentro, sarebbe andata a casa forse rassicurata, ma non era quello che mi interessava.

mercoledì 7 gennaio 2015

Non abituiamoci alle stelle comete con la gobba all’ingiù

Nel mio paese come in tanti altri, avvicinandosi le festività natalizie, i centri e le vie del paese vengono addobbati con diverse forme illuminate, tra di esse spicca la stella cometa che ricorda quella che ha guidato i Re Magi alla culla di Gesù. Quest’anno il nostro comune ha cambiato il fornitore di queste illuminazioni ed è capitato qualcosa che mi ha fatto prima sorridere e poi pensare. Le luminarie sono state montate usando fili con lampadine, nel predisporre le stelle comete non è stata prevista la struttura rigida per la coda ma solo per gli estremi, cosicché la forza di gravità ha fatto sì che la forma della gobba sia all’ingiù invece che all’insù come indicherebbe il suo cammino di discesa dal cielo verso la terra.

sabato 3 gennaio 2015

Il gruppo di amici e il tempo libero: cosa ripensare i cammini educativi

Oggi i ragazzi vengono cresciuti fin da piccoli spinti per realizzarsi nel successo, che sia quello scolastico, sportivo, relazionale o così via poca differenza fa; questo chiede di investire su dimensioni che diano visibilità e una posizione che permetta agli altri di notarlo, ci si rispecchia infatti nel riconoscimento dato dagli altri. Forse detta così può suonarci male, ma come adulti siamo di fatto noi i primi autori di questo modo con cui gira il mondo e delle istanze a cui i ragazzi sono esposti ancora prima dell’adolescenza e che contribuisco a renderla così com’è.
Noi puntiamo su sport, scuola, immagine, soldi, fama; i ragazzi alla fine dei conti preferiscono perseguire il tutto attraverso quella che diventa una vera e propria nuova famiglia sociale: quella del gruppo di amici, dei propri coetanei scelti autonomamente.