giovedì 3 febbraio 2022

Achille Lauro e Sanremo 2022

Occorrerebbe iniziare inquadrando meglio la sua figura di uomo e di artista, così come anche il suo rapporto con il mondo “religioso” con il quale si era già affacciato lo scorso Sanremo, ma questo richiederebbe di ampliare troppo mentre preferisco soffermarmi sull’esibizione di quest’anno.

A torso nudo. Dipende come lo si guarda, siete sicuri che sia a torso nudo? Sicuri che quello non sia un vestito come gli altri pazzi e stravaganti che ha indossato lo scorso anno o nei suoi eventi? Attenzione, voglio astenermi da un giudizio e mettermi in ascolto, concedergli la libertà di essere chi è. Per questo mi chiedo ancora: sono capaci i nostri occhi di cogliere nella pelle tatuata, nel fisico mostrato, la ricerca del bello, dell’essere amati? Sì certamente fatto in modo sfrontato, provocatorio e contro un certo pudore. Non lo dico solo per lui, ma per una generazione per la quale è cambiato il ruolo del corpo, voglio trattenermi dal dire se sia meglio o peggio di una volta, solo così posso ascoltare e incontrare la ricerca che ci sta dietro, il perché; su questo ci sarebbe da spendere spazio e tempo nel confronto, non tanto quindi su un torso nudo che non dice apparentemente niente di più dei tanti corpi esposti su Instagram o Tiktok, un corpo che viene esibito, fa parte dell’esibizione. All’interno di questa ricerca di senso, per noi credenti c’è l’occasione di riscoprire una riflessione e un annuncio: che seno ha per noi quel corpo, il corpo di chi è fratello e sorella? E il nostro corpo? Qual è il senso di una ricerca vera e profondo di bellezza e di preziosità agli occhi degli altri? Sono amabile e amato?

Nasce il compito di sostenere nella ricerca della propria identità passando anche fuori dal social network. Su questo punto genitori, insegnanti, educatori possono presentare modelli di adulti, non in contrapposizione, ma altri. È come la via del Vangelo che non nasce come contrapposizione alle altre, ma come via nuova che ci mette nella condizione di essere liberi di fronte a quando il mondo propone, la possibilità concreta di realizzarsi in un altro modo rispetto a quelli che altri propongono.

venerdì 22 gennaio 2021

Social e “company”: a che età?

Io non ho la ricetta in tasca, sono consapevole anche che per un genitore è spesso una battaglia il contrattare con i propri figli quando comprare e come gestire i vari strumenti tecnologici di accesso alla rete. Mi permetto di presentare alcuni spunti di diversa natura, senza voler insegnare niente a nessuno, ma sperando di aiutare qualcuno a prendere decisioni più sagge per il bene dei nostri bimbi e ragazzi, visto che purtroppo a volte continuano ad accadere eventi tragici che non possono lasciarci inermi.

Forse non tutti sanno che c’è un regolamento europeo del 25 maggio 2018 che, semplificando, prevede il divieto di offerta diretta di servizi digitali (quindi l’iscrizione ai social network e ai servizi di messaggistica) ai minori di 16 anni. È però anche previsto che tale limite possa essere ulteriormente abbassato dai diversi stati membri, così l’Italia con un decreto ha fissato un limite più basso ossia 14 anni; questa a mio parere è stata una scelta rischiosa. Il tutto poi si integra con la normativa statunitense, alla quale la maggior parte dei fornitori di servizi si riferiscono, che individua l’età minima a 13 anni. Ho voluto sintetizzare il contributo normativo non perché sia il più importante, ma perché credo che comunque offra un punto chiaro, permettetemi però di dire  che tale non sembra essere nella pratica, da parte degli adulti ci vorrebbe più onesta e rispetto in questo senso.

mercoledì 14 ottobre 2020

Adolescenti e mascherina

La mascherina è diventata obbligatoria anche all’aperto. Durante una passeggiata sotto i portici, mi ha fermato un signore anzianotto e facendo due chiacchiere, il discorso è finito sul Covid, le attuali misure di controllo e gli adolescenti che non le rispettano. Posto che non sia solo un problema degli adolescenti, pochi metri più in là al bar, o in un angolo della strada, tranquillamente adulti senza mascherina e senza distanziamento continuano le loro chiacchierate; posto che questo anziano amico mi ha detto che ha ripreso giovani “smascherati”, ma non ha fatto altrettanto con gli adulti; vorrei soffermarmi sulla questione adolescenti vs. mascherina e altro.
Sì la mascherina è obbligatoria, sì è un modo per limitare la diffusione del Covid, sì è un segno di rispetto e attenzione verso gli altri. Non è la teoria in questione, ma la pratica e i messaggi contradditori che lanciamo.

In questi giorni è arrivato anche il divieto di praticare sport di contatto a livello amatoriale. Il messaggio è quindi questo: cari adolescenti siete liberi di uscire, girare, stare insieme senza orari, ma: dovete avere sempre la mascherina, non potete avvicinarvi agli altri più di un metro, non potete andare in due su una bici, non potete abbracciarvi, non potete scambiarvi il cellulare, non potete giocare a calcio pallavolo, basket, non potete organizzare delle feste… semplificando: quando state insieme non potete stare insieme. 

martedì 18 agosto 2020

Siamo l’esercito dei Selfie…

Così si cantava durante l’estate di qualche anno fa, gli autori sottolineavano la differenza tra una esperienza reale e virtuale delle cose, non tanto per giudicare ma per dire che sono cose diverse. Denunciavano che abbiamo tanti contatti in rubrica, ma manca il contatto fatto di incontri e abbracci… qualcosa manca, tu mi manchi.

Da quell’estate di pochi anni fa, dai selfie si è passati alla nascita degli youtuber, alle storie su instagram, le live, i tiktoker; sotto c’è la stessa ricerca e significati simili, il tentativo di documentare in tempo reale la vita del protagonista, non nasce con fini secondi o commerciali, è che anche il privato ora è esposto, è social. Può essere usato per sviluppare, far crescere e realizzare il Sé. 

C’è bisogno dello sguardo dell’altro per capire chi sono, uno sguardo che mi apprezzi e che dica quanto valgo, per vincere la paura di non essere visti, di essere dimenticati, di non esistere. Di per sé in questo non c’è niente di male, fa parte di un cammino evolutivo che ha i suoi tempi, la sua età e chiede i suoi spazi. Diverso è quando la cosa assume i caratteri estremi che da una parte portano a situazioni nelle quali mi vado a mettere in pericolo, dall’altra all’assenza di esposizione bloccati nella paura di mostrare il proprio corpo in quanto si è sicuri che esso non valga.

lunedì 10 agosto 2020

Tik Tok e lockdown

Questi mesi di lockdown hanno lasciato parecchi stupefatti su come gli adolescenti abbiano affrontato la cosa, ci si aspettava che fossero disobbedienti andando contro le norme fissate o che assumessero atteggiamenti di protesta, pensavamo questo perché come mondo adulto ancora ragioniamo con schemi ormai vecchi. 

Eppure si sono trovati da un giorno all’altro senza scuola (principale luogo di socialità), senza attività sportive e ricreative, senza la possibilità di vedere gli amici, ma soprattutto chiusi in casa propria, quei muri che tanto si desidera abbandonare. Nonostante questo, sono stati proprio bravi. 

Purtroppo in pochi li abbiamo aiutati. Pochi hanno cercato di spiegare che, con i loro sacrifici, stavano lottando come veri eroi contro un nemico invisibile, quasi fiabesco o da film apocalittico, che cercava d’infettare altri corpi. Non uscire di casa, non vedere gli amici, non andare a scuola faceva parte di una guerra per la sopravvivenza, un atto di responsabilità individuale per il bene di tutti. 

Sapete a chi va il merito di averli “salvati” durante questo periodo tanto difficile per tutti? Sicuramente un premio va dato ai diversi “social”, spesso invece molto denigrati dal mondo adulto, infatti per noi è difficile capire quanto l'amicizia, il gioco, le attività di gruppo, persino la sessualità vissuti su Internet abbiano uno spessore, una profondità e un'assoluta veridicità per i ragazzi. 

martedì 6 agosto 2019

Oggi per un giovane è “incredibile” poter “credere” in Dio?

Quando si parla del mondo giovanile c’è tanto pessimismo, mi spiace. Non che tutto vada bene, è che mi rendo conto che le opinioni di tanti si basano su uno sguardo superficiale, non riescono a entrare dentro i motivi e le ricerche; non arrivano a uno sguardo ampio che deve abbracciare l’intera fase evolutiva della crescita; faticano a comprendere le diversità di una generazione che adotta differenti linguaggi e modi di affrontare le stesse cose che noi abbiamo vissuto in altro modo. Per non parlare della fatica a convertirci come comunità adulta, con una tendenza che si limita a dire e aspettare che siano i giovani a cambiare.
Ma non è di questo che voglio parlare, l’ho già fatto nei libri e numerosi articoli pubblicati. Desidero invece soffermarmi sulla possibilità che oggi un giovane ha di credere in Dio. 
Nei tanti incontri avuti, anche con ragazzi che si professano non credenti, ho quasi sempre trovato un’apertura all’ammissibilità del poter credere in Dio anche in un contesto come quello attuale. Questo mi porta a pensare che spesse volte leghiamo al tema della fede delle precomprensioni che sono più di noi adulti che non appartenenti al vissuto delle nuove generazioni.

venerdì 19 luglio 2019

Adolescenti d’oggi

Questo articolo può essere letto con un intervento non esaustivo, ma a spot, per delineare alcuni cambiamenti avvenuti negli ultimi anni e che hanno caratterizzato un vero cambiamento d’epoca riguardo all’identità delle nuove generazioni. Sono spunti, ciascuno dei quali chiedere di essere allargato e portato a dei cambiamenti nel modo in cui noi adulti ci approcciamo loro.

1.    Non esistono più i giovani di una volta: esatto sono cresciuti, ce ne sono nuovi.
2.    Sono meglio o peggio di quelli di una volta: sono diversi, certamente nuovi contenuti e bisogni.
3.    I trascorsi adolescenziali del passato non sono più applicabili alle nuove generazioni. 
4.    Edipo è stato soppiantato dal giovane Narciso: a differenza del suo predecessore, che per affermare la propria identità doveva necessariamente ribellarsi all’autorità costituita Narciso non ha motivi importanti per opporsi o contrastare l’ecosistema culturale ed educativo in cui cresce
5.    Per lui gli adulti non sono degli avversari (non si sono mai comportati come tali), ma dei potenziali alleati; se vogliono collaborare alla realizzazione del suo speciale progetto di sé, meglio, ma se non vogliono, pazienza, ci sono altre risorse (principalmente i coetanei). 
6.    Il giovane Narciso ha bisogno invece di vedere riflessa la propria immagine nello specchio sociale, ossia necessita che venga riconosciuta e rispecchiata la sua intima essenza: non gli importa, per esempio, di risultati scolastici scarsi, ma si mortifica qualora venga misconosciuto il valore della sua persona.

giovedì 28 marzo 2019

ADULTI IN CORSO - Quando i ragazzi fanno la muta

ADULTI IN CORSO: una serie di incontri per genitori, educatori, insegnanti e tutti coloro che hanno a che fare quotidianamente con gli adolescenti. Non abbiamo le soluzioni a tutto, ma almeno certe cose le si possono almeno capire.

In questo sesto confronto ci soffermeremo a riflettere su quel periodo di vita che precede l'adolescenza, nonostante la sua brevità contiene una grande quantità di cambiamenti che ci aiutano a comprendere meglio tante cose della vita dei nostri ragazzi e della successiva fascia d'età.



Qui sotto il link per scaricare le slide usate durante l'incontro:
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martedì 19 marzo 2019

Preadolescenti

Come fascia di riferimento, per semplificare, farò riferimento agli anni delle scuole medie. Lo so: oggi non è più questo il loro nome. Eppure è un appellativo evocativo di una fascia d’età che rappresenta un po’ una terra di mezzo: non più bambini e non ancora adolescenti.
Un’attenzione specifica alle diverse età dello sviluppo delle giovani generazione, non è sempre esistita anche dal punto di vista delle scienze umane, ancora di più lo è per questa fascia  d’età di per sé “breve” rispetto ad altre e quindi non sempre adeguatamente sostenuta. Il primo passo e quindi quello di riconoscere che essa ha di fatto un proprio posto specifico all’interno della riflessione più ampia dell’età evolutiva.
Da prete, impegnato come educatore e testimoni in mezzo ai ragazzi, credo che sia necessario conoscere e usare le conoscere inerenti questa tempo di vita, così da riuscire a interpretare meglio i tanti cambiamenti (anche in rapporto alla fede e all’appartenenza alla comunità cristiana) ai quali quotidianamente si assiste.
In così pochi anni i cambiamenti sono veramente tanti senza avere ancor un orizzonte capace di dare nuove certezze, un’età che passa “veloce” e proprio per questo intensa e delicata. Tutto viene messo in discussione, senza per questo arrivare ancora a nuove affermazioni. Un’età spesso silenziosa e fatta di silenzio, anche per questo difficilmente interpretabile, che vede però grandi “abbandoni” del vecchio per qualcos’altro non ancora definito: famiglia, corpo, punti di riferimento, amici, scuola, Dio, parrocchia, umore, intimità… tutto questo e tanto altro.

giovedì 7 marzo 2019

ADULTI IN CORSO - La voce del corpo

ADULTI IN CORSO: una serie di incontri per genitori, educatori, insegnanti e tutti coloro che hanno a che fare quotidianamente con gli adolescenti. Non abbiamo le soluzioni a tutto, ma almeno certe cose le si possono almeno capire.

In questo quinto confronto ci soffermeremo a riflettere sulla dimensione del rapporto dei ragazzi con il proprio corpo, di come sia bello e importante come adulti cogliere quanto di più profondo si muove dietro l'apparenza e i significati che tutto questo esprime.



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lunedì 25 febbraio 2019

Seguire Gesù o il mondo

Si potrebbe chiamare un incontro di catechismo come tanti altri. Siamo alla preparazione specifica per la Cresima, ragazzi di seconda media, un gruppo numeroso. Chi c’è passato o vive esperienze simili nel mondo della scuola, sa cosa voglia dire averli riuniti insieme e gestire il tutto in un momento della vita tanto ricco di confusione interna quanto esterna.
Devo riconoscere che questo gruppo in particolare mi sta mettendo molto alla prova, già lo sapevo attraverso le parole dei loro catechisti, ora ci sono davanti io. È già il terzo incontro, dopo gli altri ero tornato a casa un po’ amareggiato (non verso loro, ma con me stesso), ho pensato a cose nuove da dire, raccontandole più che spiegandole o insegnandole: sembra un po’ abbia funzionato. Soprattutto ho deciso di non urlare più, di non arrabbiarmi.
Non è stato semplice, momenti di silenzio e attenzione ci sono stati, non duravano a lungo, bastava un niente per acchiappare l’attenzione di uno dei tanti o pochi disturbatori con una grande capacità di contagio verso i propri compagni.

lunedì 18 febbraio 2019

Fede vs ragione

Qual è il rapporto tra fede e ragione? Che senso ha credere? Certo i nostri ragazzi non esprimono in questo modo le domande legate a una ricerca che, entrando in adolescenza, diventa piena di nuove domande e risposte da trovare intorno a tante questione che nell’infanzia avevano trovato una loro quiete. Eppure adesso il tutto esplode, con una maggiore capacità riflessiva e di astrazione maturata e quindi la necessità di arrivare in fondo alla ricerca del senso di una fede ricevuta e che ora devono decidere se fare propria o meno.
Sulla bocca di Elisabetta troviamo una espressione di lode per Maria: beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore(Lc 1,45). Che cosa significa credere? La fede è la risposta della persona umana a Dio che le rivela se stesso, dando allo stesso tempo una luce sovrabbondante all’uomo in cerca del senso ultimo della sua vita.
Il cammino che ci si pone davanti è quindi fin da subito di impronta relazionale con la presenza di due protagonisti: l’uomo e Dio.

giovedì 7 febbraio 2019

ADULTI IN CORSO - Amici, compagni, complici

ADULTI IN CORSO: una serie di incontri per genitori, educatori, insegnanti e tutti coloro che hanno a che fare quotidianamente con gli adolescenti. Non abbiamo le soluzioni a tutto, ma almeno certe cose le si possono almeno capire.

In questo quarto confronto ci soffermeremo a riflettere sulla dimensione dell'amicizia e del gruppo, nel periodo dell'adolescenza assumono il ruolo di nuova famiglia sociale nella quale maturano i valori di riferimenti e i comportamenti. Accanto a questa seconda famiglia se ne affianca anche una terza che è formata dalle relazioni del proprio mondo virtuale.




Qui sotto il link per scaricare le slide usate durante l'incontro:
https://drive.google.com/file/d/1XWzIl8kfYWc4H7ezcY_F03NQSMNNCa9w/view?usp=sharing

lunedì 28 gennaio 2019

Gruppi e gruppo in adolescenza

Quando si parla con gli adulti, della loro vita, delle difficoltà e gioie, difficilmente si dedica tempo a parlare delle proprie relazioni amicali. Piuttosto i temi sono: lavoro, famiglia, passioni. Questo dice anche spesso della fatica di un adulto ad avvicinarsi con empatia e comprendere, l’importanza che ricopre per un adolescente sentirsi parte di un gruppo di amici liberamente scelto: gruppo informale dei pari.
I ragazzi fra i dodici e i diciott’anni, anche se può sembrare diversamente, sono degli affamati di relazioni e in costante ricerca di amici. L’amico è per loro necessario per capire chi si è, ci deve essere. Altrimenti? Si rischia di rimanere in attesa nella vita e certe cose non farle mai, non si trova la voglia. Per vivere si aspetta l’amico, uno “simpatico”, termine che i ragazzi traducono in modi diversi e variopinti, rimane comunque colui del quale non mi interessa primariamente la bellezza, la bravura, la ricchezza, o cose del genere, ma la cui vita risuoni in consonanza con la mia. Sì proprio come uno strumento musicale che suonato insieme agli altri ti rendi conto se è accordato o meno allo stesso tono.
Se dovessimo chiedere a un ragazzo perché ha scelto di far parte di un gruppo e proprio di quello, la risposta sarà circa la seguente: perché mi trovo bene, mi sento a mio agio, siamo uguali tra noi, c’è intesa.

sabato 19 gennaio 2019

Omogenitorialità

Entro in punta di piedi dentro questo tema, consapevole che chi legge possa legarvi propri vissuti, non desidero essere invadente e neanche giudicante nei confronti di quanti possano sentirsi chiamati in causa. La riflessione che in questi anni sto portando avanti, il modello antropologico che ne emerge, l’incontro con tanti ragazzi e genitori, le nuove sfide che il pensiero contemporaneo accendono, l’attualità di certi interventi istituzionali: tutto questo mi accompagna nel desiderio di dare un contributo al tema in oggetto.
Credo occorra evitare le battaglie sui dati delle ricerche, con onestà occorre riconoscere che i risultati sono contradditori e discussi, mediano visioni ideologiche da entrambe le parti, tanto vale quindi portare la discussione oltre un piano solo tecnico . 
Come mi è capitato in altri mie interventi, dovendo scegliere, decido di stare dalla parte del bene dei ragazzi: è questo che mi muove. Lo dico soprattutto per quelle volte, in cui casi specifici sono stati usati per affermare un diritto individuale di qualsiasi coppia a fare da genitori, il diritto quindi ad avere un figlio. Io giro la questione: il diritto del figlio ad avere accanto figure genitoriali che lo accompagnino nel lungo cammino di crescita. Lo dico per il grande rispetto e considerazione che ho per il ruolo importante assunto dai genitori accanto a un ragazzo, con tutte le ricadute sul suo futuro. Non è possibile evitare di porsi la questione in oggetto.

giovedì 3 gennaio 2019

ADULTI IN CORSO - La vita è già stupefacente

ADULTI IN CORSO: una serie di incontri per genitori, educatori, insegnanti e tutti coloro che hanno a che fare quotidianamente con gli adolescenti. Non abbiamo le soluzioni a tutto, ma almeno certe cose le si possono almeno capire.

In questo terzo confronto ci soffermeremo a riflettere sul vasto mondo delle sostanze psicoattive (fumo, alcool, droga...), cercando di entrare in contatto sui motivi e le ricerche di senso a volte non espresse dai nostri ragazzi... cercheremo di capire.





Qui sotto il link per scaricare le slide usate durante l'incontro:
https://drive.google.com/file/d/1Hvkv6RUGBnRvBWW3VwEenEM-lHfXQXDH/view?usp=sharing

mercoledì 12 dicembre 2018

Messa dei Giovani

Stiamo sperimentando, con i ragazzi dalle 3 media alle 5 superiore, messe (feriali e festivie) celebrate apposta per loro, che li vede animatori della liturgia e destinatari particolari per quanto riguarda linguaggi e segni usati.
La proposta non arriva come un qualcosa di occasionale buttato un po’ lì per provare qualcosa di nuovo, è dentro una riflessione più ambia riguardo i cambiamenti intervenuti nel mondo giovanile di questi anni e nato dal confronto con i loro educatori.
Il tema proposto non è nuovo nel suo genere, non vuole ricalcare necessariamente tentativi fatti nel passato. Agli adulti l’argomento proposto potrebbe richiamare il movimento nato nel post concilio riguardo la Messa Beat e per citare un autore fra tutti, Marcello Giombini. Era la volontà di dare ai giovani un modo di pregare cantando secondo criteri vicini alla loro vita (sia come strumenti e melodie, che con la gioia che li caratterizzava).

mercoledì 5 dicembre 2018

Bocciato! E adesso?

A volte capita, anche dopo speranze basate sull’impegno degli ultimi momenti volto a evitare questo giudizio finale. Sembra che ai ragazzi non interessi più di tanto, minimizzano con un modo di fare un po’ “superiore”. Ma se si va oltre l’apparenza di una certa arroganza, si vede come sotto c’è ben altro. Ci troviamo davanti a un ragazzo che soffre, ferito. Sì la bocciatura è conseguenza di un anno oggettivamente andato male, non c’è niente da dire, però sotto sotto personalmente lo si vive come un fallimento di cui vergognarsi. Per questo non occorre aggiungere dolore a dolore, tenendosi lontani da più o meno impliciti riferimenti al fatto che quanto accaduto possa averci deluso, del resto non siamo noi a essere stati bocciati quindi, per il momento, lasciamo da parte le nostre sofferenze e mettiamo al centro quelle dell’adolescente.
L’impegno è cercare di capire i motivi del perché ci si è arrivati, questo ci permette di decidere anche quale strategia mettere in campo adesso e per il prossimo anno. Qualcosa di storto deve esserci stato, occorre che salti fuori anche se non è mai facile confrontarsi con i propri errori (o quelli del figlio). Evitiamo di nasconderci dietro a facili escamotages, che sicuramente aiutano a placare il dolore, ma non a decidere il meglio da fare. Sì forse gli insegnati sono stati un po’ severi, potevano avvisare prima, noi potevamo stare più attenti, seguirlo di più, ma non può essere solo questo. Qualcosa deve essere andato in modo diverso rispetto i progetti fatti a inizio anno.

mercoledì 28 novembre 2018

Perché i ragazzi non vengono più?

In passato si è lavorato tanto per offrire luoghi accoglienti per i ragazzi, anche associazioni di vario genere e amministrazioni pubbliche si sono mosse in questa direzione. Penso in particolare alla Chiesa ricca di oratori, campi da calcio o altri sport, saloni, cinema e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo continuato ad andare avanti così per un po’ fino a quando ci siamo accorti che qualcosa non andava, c’era un calo della frequenza, in molti casi si è risposto costruendo altre cose nuove e investendo su professionisti che potessero abitare questi luoghi facendone anche una eccellenza nel campo dell’accoglienza delle giovani generazioni. Eppure le strutture e le iniziative tardano a riempirsi, non corrispondono alle aspettative del mondo adulto che le aveva costruite e programmate.
Veniamo all’oggi, se apriamo gli occhi e vogliamo vedere, incontriamo ragazzi (medie e primi anni delle superiori) la cui vita è alla ricerca di un gruppo di amici dove abitare, perché è lì nell’incontro con l’atro che trova sé stesso. Desiderano vivere però in gruppi che hanno la peculiarità della spontaneità, ossia informali.

giovedì 22 novembre 2018

ADULTI IN CORSO - Nativi digitali

ADULTI IN CORSO: una serie di incontri per genitori, educatori, insegnanti e tutti coloro che hanno a che fare quotidianamente con gli adolescenti. Non abbiamo le soluzioni a tutto, ma almeno certe cose le si possono almeno capire.

In questo secondo confronto ci soffermeremo a riflettere sulle differenze di una generazione che è nata già immersa nel digitale rispetto a noi adulti che siamo più "importa" o immigrati in questa mondo. Cercheremo un approccio privo di pregiudizi riguardo il "virtuale", soppesandone in tal mondo gli aspetti problematici ma anche quelli positivi.



Qui sotto il link per scaricare le slide usate durante l'incontro:
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